Palazzo del Gastaldo > Il Gastaldo chi era?

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La storia del nostro Palazzo

Nell’alto Medioevo la difesa del territorio eugubino era affidata a centinaia di castelli dislocati per la massima parte lungo i suoi confini; una piccola parte, più interni, costituiva una seconda linea difensiva.

La giurisdizione su di essi, e su tutte la costruzioni fortificate, poteva essere:

  • Comunale
  • Feudataria
  • Vescovile.

Nella zona ovest di Gubbio, tra i vari castelli, ve n’era uno di pertinenza ecclesiastica: Castrum Montis Episcopi.

Nel corso delle guerre sostenute da Gubbio contro Perugia (1217 e 1258), il Vescovo eugubino lo affidò al comune, trattandosi di caposaldo importante.

Nella guerra del 1217, assieme a quelli vicini di Agnano a di Castiglione Ildebrandi fu distrutto dalle milizie perugine. Il trattato di Pace che ne seguì prevedeva che non avessero dovuto più essere ricostruiti; ma questa clausola non fu rispettata dagli eugubini.

Con la guerra del 1258, a seguito del Lodo di Tiberio di Ranaldo de Valcellis, venne imposto a Gubbio di

abbattere questi tre castelli da poco ricostruiti; ma anche questa clausola non fu rispettata.

Il castello di Montis Episcopi (oggi detto di Montelovesco), in passato fu molto importante.

Ancora sono visibili le mura, e nella “corte”, il “palatium”, e i resti della torre, delle scuderie, dei magazzini e la chiesa di S. Paolo ancora officiata.

La sua “curia”, ossia il territorio di sua giurisdizione, era molto vasto.

Era costituito da diverse “ville”, ossia, con termine moderno Frazioni: Agnano, Ampugnano, Sasso Collis Casalis, Spicchi.

In questa “curia” erano presenti anche diverse chiese:

  • S. Johannes de Ana (sive de Colle Fresseneti), ancora in piedi.
  • S. Christoforus da Saxo.
  • S. Maria de l’Isola.
  • S. Maria et S. Superantii o di S. Maria de la Vitalba (detta anche Pieved’Agnano), ancora in piedi, e S. Paolo di Montis Episcopi (già accennata).

Il servizio idrico era costituito dai fiumi Ana (detto oggi Lanna), dal Mosino, e dal Fosso delle Cupe. Vi erano pure diverse fonti: la fonte della Valle, la fonte Palaiola, la fonte del Cerro, e l’antichissima fonte de Aqua Viva.

Numerosi sono i toponimi rintracciati in documenti antichi dei secoli XI-XIV. Molti di questi sono ancora usati.

Vigne, la cupa di Cantolo, la casa de Mariano, Valpiana, Macrano, Vigna del Gnolo, Valcelle, Caselle, lama, greppa de Melello, corelli, Ghezzi. Petreccio, Montione, aquavivola, manso Seriole, plano Calvenze, silva Parasacci, piano di Gnagne, le vaglie, cay Benetello, cay Marghella, Teluchi, spognola, Viciardino, col metolo, salceto, Tavagnini, Aorneto, Avorneto, val Torda, val Tretana, Celucchio, monte Calvo, le valcelle de Capersano, Sammarino, valle Pelegrinorum, Colle Stafano, Col de Bataglia, Colle Furcarum, valle dè Morosi, Colle de Castaldo, Montegna alias la valle de Gastaldo.

A parte l’importanza di alcuni toponimi, come di Col de Bataglia o quello di colle delle Forche che ricordano indiscutibilmente eventi bellici, o quello di Montione che secondo gli antropologi sarebbe un monte dedicato a Giunone, uno tra i tanti mi ha colpito in modo particolare: Colle de Castaldo o Montagna alias la Valle de Gastaldo.

Le centinaia di cestelli, palazzi fortificati, torri e fortilizi di Gubbio (circa 220), documentati dal secolo XI al XIV (moltissimo dei quali esistenti e abitati nello stesso lasso di tempo) non furono costruiti tutti contemporaneamente: alcuni di questi erano antichissimo, altri ristrutturati, altri infine riedificati su vecchie fondazioni.

L’epoca in cui vi fu una impellente necessità di difesa capillare del territorio di Gubbio fu quando la penisola Italiana, caduto l’Impero Romano, fu invasa dai popoli barbarici: Goti (489-553) e Longobardi (568-774).

I Goti furono scacciati dai Bizantini anche con il contributo del Longobardi. Ma questi, dopo qualche anno, invasero a loro volta la penisola.

Gubbio rimase sempre parte integrante dello stato Bizantino (Esarcato, Pentapoli, Ducato di Perugia, parte della Toscana meridionale, Lazio).

Nel corso dell’invasione longobarda, durata 206 anni, anche Gubbio fu occupata per brevi periodi.

E il colle del Gastaldo ce lo ricorda!

L’organizzazione dello Stato longobardo prevedeva come capo il Re, eletto in genere da un’assemblea militare; la monarchia non era ancora ereditaria.

Simboli regi erano l’asta e lo scudo.

I territori della penisola italiana occupatati dai Longobardi erano suddivisi, come tramanda Paolo Diacono, in 33-36 ducati; alcuni piccolissimi, altri molto vasti (Spoleto, Benevento, Trento, Friuli), a capo dei quali erano i Duchi.

Il controllo regio sui Duchi veniva esercitato dai Gastaldi o Castaldi (dal longobardo Gast-Ald = amministratore dei beni sovrani).

Il colle di Castaldo, nella “curia” del castello di Montis Episcopi, toponimo che viene tramandato in rogiti notarili del XIV secolo, ci ricorda la residenza di un Gastaldo Longobardo, durante uno dei rari periodi di occupazione di Gubbio bizantina. Proprietaria dei ruderi di un palazzetto fortificato, che potrebbe essere individuato come quello del Gastaldo, è oggi la famiglia Renato Vaiani di Umbertide.

Con molto gusto, e soprattutto con molta passione per le cose antiche, ha restaurato questo complesso architettonico facendogli riacquistare l’antico splendore.

 

Piero Luigi Menichetti

Gubbio, 13 ottobre 1986

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